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Gay & Bisex

Guasti meccanici


di honeybear
04.08.2026    |    1.901    |    6 9.9
"Data l’abbondanza non riesco a trattenerla tutta, così un paio di rivoli mi scendono sul petto lambendo i capezzoli..."
Il lavoro del commerciale non è per tutti: spostamenti continui, appuntamenti da concordare e la perenne corsa per rispettare orari e date. Basta un minimo imprevisto e zac… salta tutto il meccanismo (la debole assonanza è voluta)!
Una delle mie piazze principali è Milano, che raggiungo abbastanza facilmente grazie all’auto aziendale (assolutamente greeb), revisionata con regolarità dai meccanici che gestiscono il nostro parco macchine.
Entrato nell’hinterland milanese, a pochi chilometri dalla meta, si accende una spia che non promette niente di buono.
‘Non può essere, ho fatto il pieno prima di partire’, penso premendo il tasto per passare all’alimentazione a benzina, e la macchina riprende la marcia.
Passo nuovamente al GPL e si riaccende l’albero di Natale.
Ripeto l’operazione un paio di volte per convincermi definitivamente che il problema risieda proprio nell’impianto a gas.
Mi fermo in un’area di servizio sperando di trovare un meccanico: nulla di fatto. Chiedo al benzinaio se conosce qualcuno in grado di risolvermi il problema e lui mi dà il nominativo di un’officina poco distante. L’app di geolocalizzazione fa il resto e in breve raggiungo il posto che, botta di culo, si trova nei pressi del cliente che devo visitare.
Mi ritrovo di fronte un signore indaffaratissimo che, uscendo da sotto un'auto, mi chiede di attendere il tempo di rassicurare il proprietario del veicolo con un: «Adesso usciamo a fare un giro di prova per vedere se è tutto a posto!» prima di essere da me.
Nel frattempo muovo lo sguardo nel locale, giusto per capire dove sia capitato e fare un paio di valutazioni sulla possibilità di ritrovare l’auto almeno nelle stesse condizioni in cui l’ho portata. Occupato su un motore smontato vedo un ragazzo dalla pelle olivastra, decisamente pieno d’iniziativa e, cosa che non guasta, carino e dal fisico invidiabile.
Le mie considerazioni estetiche vengono interrotte dal titolare che mi chiede lumi sul guasto. Riepilogo velocemente e confermo la possibilità di lasciare la macchina per il tempo necessario.
«Basta che stasera io riesca a tornare a casa».
«Nessun problema, signore! Se ne occuperà Yannick».
Lascio i dati necessari e mi dirigo verso la fermata della metropolitana.

Panico. Dov’è il portafoglio? E soprattutto, dov’è la mia valigetta con i contratti da far firmare?
Pacca sulla fronte, imprecazione di rito e dietrofront.
In officina trovo la mia macchina con il portellone aperto e la bombola del gas scoperta, ma del meccanico nessuna traccia. Guardo all’interno dell'abitacolo e non trovo ciò che cerco.
Panico. Altra pacca sulla fronte e uno sforzo di memoria: l'ufficio del titolare.

Entro agitato nella stanza e ci trovo il ragazzo mulatto di prima, assorto in chissà quale attività.
Gli arrivo alle spalle e…
«Ahi!», lo sento gridare, con un'imprecazione al seguito.
Si volta ululando e vedo che sta armeggiando maldestramente con la cerniera della tuta da lavoro tentando di chiuderla. Sorrido, puntando gli occhi sull’evidente gonfiore nelle sue parti basse.
«Succede a tutti quelli che fanno i cattivi… o che ce l’hanno troppo grosso. Tu a quale categoria appartieni?»
«Alla seconda, cazzo…», risponde. ‘Mi piacciono i tipi dalla risposta pronta’.
«Ah sì!? E cosa avrebbe prodotto, diciamo, il passaggio dalla posizione a riposo a quella sull’attenti?»
Mi indica una rivista appoggiata sulla scrivania.
«Ma questo è un reperto preistorico!», rido di gusto indicando il giornaletto porno su cui si stava segando. «Su questo perdevo le diottrie alle superiori! Adesso va di moda altro!»
«Lo so anch’io che è roba da boomer, solo che mio padre non vuole che usi lo smartphone mentre lavoro. Così, mentre è fuori a provare la macchina con il cliente di prima…»
«Hai pensato di prenderti una pausa!». Continuando a puntare il bassorilievo tra le sue gambe, sento la mia mano scivolare nei miei pantaloni.

‘Mi piacciono i tipi pronti alla battuta, ma ancora di più quelli pronti all’azione’.
«Eh già!» E così, per nulla turbato dalla situazione e con una certa sfrontatezza, eccolo abbassarsi la zip ed esibirmi un enorme cazzo in erezione che si stava evidentemente menando sul reperto di cui sopra.
Rimango un attimo senza parole, incapace di distogliere lo sguardo da quel ben di Dio. Do un’occhiata all’orologio: di tempo ne ho e, come si dice dalle mie parti, ‘ogni lasciata è persa’.
«Bene, che si fa allora?», provoco massaggiando più vigorosamente il mio cavallo, che già comincia a imbizzarrirsi.
«Dico che mi sono rotto di guardare le figure…», risponde lui. Nel pronunciare la maliziosa frase avanza verso di me, appoggiando la sua mano sulla mia, sempre ben salda tra le gambe.
Sorridendo e massaggiando continua a stuzzicarmi: «Io lo libererei prima che esploda!».
Mi abbassa la cerniera dei pantaloni, infila la mano e fa uscire il mio cazzo, ora decisamente in tiro. Comincia a masturbarlo, prima lentamente e poi sempre più velocemente.
«Vedo che la pratica non ti manca…»
«Non sai quanta ne ho fatta!», risponde strizzandomi l’occhio.
Preso da un istinto irrefrenabile restituisco il favore: ed eccomi tra le mani il cazzo di un altro uomo! Mi sembra tutto strano nonché inverosimile oltre che imprevedibile e tutta una serie di aggettivi che, se continuo, non mi permettono di godere della bellezza del momento da cui oramai non potevo più tirarmi indietro.
«Ma se tuo padre rientra prima del…»
La domanda resta incompiuta perché Yannick allunga la mano libera per girare la chiave nella serratura, isolando l'ufficio con il vetro oscurato da una pellicola scura.
«Oh… l’ufficio del capo! Il posto migliore dove…»
Anche qui non riesco a terminare la frase perché lui si abbassa e lentamente inizia a baciarmi il prepuzio. Con colpi esperti e sapienti inizia a scappellarmi mettendo a nudo la cappella. Impazzisco dal piacere mentre, con studiata lentezza, me lo prende tutto in bocca. Lo fa con una maestria degna della più esperta tra le troie con cui mi sono accompagnato.
«Vai… vai piano…», sbuffo arruffandogli la zazzera ricciuta. «Così mi fai venire e abbiamo ancora tanto da dirci».

Con la cappella appoggiata alla lingua, il furbetto mi guarda sorridente, se la picchietta un paio di volte sulle guance e poi si allontana. Lo faccio alzare e sono io ad inginocchiarmi di fronte a lui che, per tutta risposta, lascia cadere a terra la tuta rimanendo completamente nudo davanti a me.
Lo guardo stupefatto: la perfezione di quel giovane corpo mi lascia senza parole e con una gran voglia addosso.
Arretrando, si adagia sulla poltrona di suo padre e, con una mano dietro la nuca, mi esorta ad avvicinarmi. Ipnotizzato da quell’asta circoncisa che svetta dal pube peloso, eseguo mentre le mie mani mi liberano del superfluo: via giacca, cravatta, camicia e tutto il resto.
Gli occhi scintillanti mi fanno intuire che anche lui non disprezza ciò che vede.
Avvicino la bocca alla sua cappella e sento l’acre sapore dei suoi umori prespermatici. Nel tentativo di imitarlo provo a riprodurre quanto sperimentato su di me poco prima. Inizio lentamente, fino a farmi affondare in bocca l’intero uccello.
Fantastico! Meglio di quanto avessi potuto immaginare!
Lo insalivo più che posso e inizio a spompinarlo. Lui gode come un animale: ogni colpo della cappella contro il mio palato gli strappa un mugolio di piacere ed io, in preda ad un’eccitazione mai provata, assecondo il suo ritmo sempre più frenetico che mi regala un fine corsa generosissimo: la sua sborra calda si rovescia nella mia gola a fiotti. Data l’abbondanza non riesco a trattenerla tutta, così un paio di rivoli mi scendono sul petto lambendo i capezzoli.
Mi ripulisce lui stesso, soffermandosi a succhiarmeli. Gli stringo la nuca per invitarlo a non smettere, ma lui vuole altro da me.

Sempre sulla sedia, mi da le spalle esponendo il culo che maliziosamente inizia a sditalinarsi.
«Qui serve il tuo aiuto», m’invita ammiccando.
Mi fiondo su quel buco per lubrificarlo con la mia lingua.
«Ora basta con i preliminari… Voglio sentirlo, voglio sentirti dentro…»
‘Eh no, non ancora… prima mi diverto ancora un po’ con questo buchetto arrendevole’.
Con una mano riprendo a smanettare un cazzo che sta letteralmente aspettando di esplodere, con l'altra inizio a penetrarlo: prima un dito, poi due e infine tre.
Lui geme implorandomi: «Inculami… Voglio il tuo cazzo… Voglioooohhh…» non mi faccio pregare a lungo e zac… Appoggio la cappella sul bel culetto depilato e, senza eccessivo sforzo, gli sono dentro in un attimo!
È un tripudio di mugolii e sconcezze quelle che accompagnano la trombata. Un dentro-fuori inizialmente tranquillo, accompagnato dalle sue grida di piacere, e poi colpi sempre più serrati per pomparlo come piace a lui, che sembra quasi trasformare i gemiti in un pianto lamentoso da quanto sta godendo.

‘Come si dice dalle mie parti: fatto trenta, faccio trentuno!’
Afferro con la mano il suo uccello che sta tornando duro e lo masturbo.
«Ancora… ancora…»
Eh, caro mio, altre due o tre spinte e basta! Di più non reggo…
Gli farcisco il culo di sborra quasi in concomitanza con la sua eiaculazione nella mia mano. Gliela sbatto letteralmente in faccia e lui la lecca avidamente mentre mi sfilo; poi spalmo con la cappella il seme che sta perdendo e glielo ricaccio dentro insieme al mio bastone, strappandogli un ultimo gemito.
Si gira e, non ancora sazio, mi prende l’uccello in bocca per pulirlo accuratamente, regalandomi con quanto raccolto un bacio appassionato a cui ne seguono altri decisamente poco casti.
Un'occhiata all’orologio chiude la partita: ci rivestiamo, mi consegna il materiale che mi serve per l’incontro e torniamo in officina.
«Ma non dovevamo vederci stasera alla riconsegna?», chiede suo padre sulla soglia.
«Sì, ma ho avuto un imprevisto…», rispondo tossicchiando. ‘Merda, un rivoletto di sborra mi è rimasto attaccato alla guancia…’
«Bene, a più tardi allora!», esclama scimmiottato da Yannick dietro di lui.
È un occhiolino quello che mi ha appena fatto il buon padre di famiglia… o me lo sto solo immaginando?
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